Voci lontane, voci sorelle

10/09_ Kimiko Hahn e Stefano Dal Bianco

Giovedì 10 Settembre,  h. 18.00, Sala storica Dino Campana, Biblioteca delle Oblate.
La poeta statunitense Kimiko Hahn e il poeta italiano Stefano Dal Bianco conversano con Elisa Biagini e Riccardo Donati.
Poi lettura delle loro poesie.

Kimiko Hahn è una delle maggiori poete statunitensi contemporanee. Figlia di madre giapponese e padre tedesco-americano, le sue opere trattano spesso della reinvenzione delle forme poetiche e dell’intersezione di identità culturali diverse. Essa insegna scrittura creativa e traduzione letteraria al Queens College, City University of New York ed è autrice di dieci libri di poesia, tra cui The Ghost Forest: new and selected poems (2024); Foreign Bodies (2020); Brain Fever (2014) e Toxic Flora (2010), entrambe raccolte nate da sollecitazioni provenienti dalla scienza; The Narrow Road to the Int (1992), a cui sono stati assegnati il Theodore Roethke Memorial Poetry Prize e un Association of Asian American Studies Literature Award.
Hahn ha scritto anche testi per il cinema — Coal Fields, documentario sperimentale del 1985 di Bill Brand; Ain’t Nuthin’ But a She-Thing, speciale MTV del 1995; e Everywhere at Once, film del 2008 basato sulle fotografie di Peter Lindbergh e narrato da Jeanne Moreau — e ha scritto poesie per opere visive, tra cui il libro d’artista poetics (2016) e una serie di photograph-broadsides realizzata nel 2017 con Lauren Henkin.
In Italiano purtroppo le traduzioni si riducono per adesso alla scelta operata da Elisa Biagini nella sua antologia Nuovi Poeti Americani (Einaudi, 2006) e a qualche poesia apparsa su rivista.

In Childhood    

things don’t die or remain damaged
but return: stumps grow back hands,
a head reconnects to a neck,
a whole corpse rises blushing and newly elastic.
Later this vision is not True:
the grandmother remains dead
not hibernating in a wolf’s belly.
Or the blue parakeet does not return
from the little grave in the fern garden
though one may wake in the morning
thinking mother’s call is the bird.
Or maybe the bird is with grandmother
inside light. Or grandmother was the bird
and is now the dog
gnawing on the chair leg.
Where do the gone things go
when the child is old enough
to walk herself to school,
her playmates already
pumping so high the swing hiccups?
Nell’infanzia    

le cose non muoiono né si rompono
ma ritornano: ai moncherini ricrescono le mani,
una testa si riattacca al collo,
un cadavere intero si rialza arrossato e di nuovo elastico.
Dopo, questa visione non è più Vera:
la nonna resta morta
non ibernata nella pancia di un lupo.
Oppure il parrocchetto azzurro non ritorna
dalla piccola tomba nel giardino delle felci
anche se ci può svegliare al mattino
pensando che la voce della mamma sia l’uccellino.
O forse l’uccellino è con la nonna
nella luce. Oppure la nonna era l’uccellino
e adesso è il cane
che rosicchia la gamba della sedia.
Dove vanno le cose perdute
quando la bambina è grande abbastanza
da andare a scuola da sola,
e i suoi compagni già
si spingono così in alto che all’altalena viene il singhiozzo?


FASCICOLO HAHN

_______________________________________________________________________________________________

Stefano Dal Bianco (Padova 1961) insegna Poetica e stilistica all’Università di Siena. È poeta e saggista.
I suoi più recenti libri di poesia sono Ritorno a Planaval (Mondadori 2001; LietoColle 20182 ), Prove di libertà  (Mondadori 2012) e Paradiso (Garzanti 2024, Premio Strega Poesia).
Si è occupato prevalentemente della metrica di Petrarca, Ariosto, Andrea Zanzotto, e di poesia italiana del Novecento.
Di Zanzotto ha curato, nel 1999, (con Gian Mario Villalta) il Meridiano Mondadori e, nel 2011, l’Oscar Tutte le poesie.
I suoi saggi di poetica sono raccolti in Distratti dal silenzio. Diario di poesia contemporanea, Quodlibet 2019.

Comincia così questo solstizio,
con un cane che gioca con un altro cane
e rimane, rimane a fissare
il piano sconfinato
e le macchie di giallo in lontananza
e il profilo dei monti
come se fosse un altro giorno, già trascorso
non più sollecitato
dalla brezza sul piano ma fermo
fermo nella stagione che si sporge.

Ritornerà pertanto, e riconoscerà
i segnali del vento, quello che non possiamo
non chiamare ricordo,
ricordo di qualcosa che un giorno
aveva mosso l’erba, come adesso,
aveva soffermato un cane in un pensiero.

FASCICOLO DAL BIANCO
__________________________________________________________________________________________________________________________________________________

___________________________________________________________________________________________________________________________________________________



                  


                         


 


Pubblicato

in

,

da